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Tutti noi abbiamo delle tipologie di mobilio che ci affascinano particolarmente: ho visto case riempite con tavolini di ogni foggia, ad esempio, o ancora piccoli appartamenti con le pareti tappezzate di stampe e quadri. 

Io non so resistere al fascino degli scrittoi. Ogni volta che ne vedo uno in un mercatino immediatamente lo immagino in casa mia, con sopra appoggiati una bella lampada da lettura, fogli di carta, penne e qualche libro. Li comprerei tutti, davvero, di qualunque forma o epoca.

E poi ho sempre sognato di avere un tavolo da lavoro con il piano ricoperto in ferro, magari da tenere sotto al portico per poter lavorare con tutte le mie piantine senza dovermi troppo preoccupare della terra che fuoriesce dai vasi.

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Questo povero scrittoio era messo piuttosto male quando l’ho portato a casa: la lamina in legno e radica che copriva laterali e cassetti era scollata, fessurata e rotta in più punti e la finitura a protezione del legno saltata quasi ovunque.

Un bel disastro quindi, ma con un grande pregio: mi è costato pochissimo! Avevo in mente un po’ di sperimentazioni nel periodo in cui l’ho comprato ed ho pensato che potesse diventare un buon campo di prova a basso investimento.

 

 

Avevo inizialmente pensato di trasformarlo in un mobile da bagno, con il lavabo appoggiato sul piano e qualche modifica alla parte davanti, ma alla fine le misure non collimavano e quindi non l’ho mai sistemato. E’ rimasto appoggiato in un angolo dello studio in cui dipingo e con il passare del tempo è diventato suo malgrado un piccolo tavolo da lavoro, su cui appoggio cassetti e ante, talmente comodo da risultare indispensabile.
Ho dunque deciso di assecondare questa sua spontanea evoluzione e ne ho fatto il mio TAVOLINO DA LAVORO.

L’ho utilizzato come banco di prova per testare alcuni nuovi prodotti e mi sono divertita a sperimentare gradazioni e velature.

restauro-ibrido-gradazioneL’ho ripulito dal vecchiume che si portava addosso, riparato le parti danneggiate dove potevo e finalmente nutrito il suo vecchio e stanco legno. Per la struttura ho usato solo cere e finalmente è tornata liscia, vellutata e satinata.

Per i cassetti invece ho usato le mie tanto amate vernici atossiche, in gradazione di grigi, trattate anch’esse a cera per conferire un aspetto finale materico “attempato”. 

 

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Nell’ottica di un utilizzo intensivo a contatto con le vernici ho deciso di ricoprire il piano con un foglio di lamiera zincata – proprio come quei tavoli praticissimi che mi hanno sempre affascinato! -.

 

Sono molto soddisfatta, lo ammetto. Mi sembra una bella contaminazione.
Comunque il vecchio piano in legno è nascosto lì sotto, se mai volessi cambiare idea…

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